LETTERA

Testo: Virgilio Scapin
scritto in occasione della mostra

Cara Annamaria,

In un impeto di simpatia, Le avevo promesso di buttare giù due cosette per una Sua mostra di ritratti ad olio ed ora, al redde rationem, mi sento impacciato, confuso, certe notarelle non sono il mio forte.

Sono perciò tentato di cominciare questo mio scritto, anche per prendere fiato, alla larga, non intervenendo nel merito vero e proprio del ritratto ad olio, non ne sarei capace, ma parlando dei rapporti che intervenivano tra il pittore e il committente, delle piacevoli, studiate schermaglie tra le due parti, dell’industrioso assedio che ne seguiva, quasi un gioco tra gatto e topo, mi piace raffigurarlo proprio cosi, al fine di ricercare sempre più sfumate identità e non casuali ripetizioni di tratti somatici.

Così immagino si agisse, non so, nelle botteghe del Tiepolo, a Lei tanto caro, del Tiziano, suo venerato maestro.

A Ora tali tramature e andirivieni dello spirito, si fatti tornei sono prepotentemente calati di tono, non si va più a posare nella bottega dell’artista, si entra tutt’al più in uno studio fotografico e qui le fasi dell’assedio sono bruciate dalla tecnologia. La macchina è sempre pronta, remissiva, non scavalca le mura, non invade il campo, mette tanto poco di suo, il committente può cambiare espressione secondo il suo gradimento, anche all’ultimo istante. Non si annidano sorprese, dall’altra parte della barricata i gatti dormono i loro sogni tranquilli.

Il clic, con la sua immediatezza, con la sua rigida fedeltà, mette a tacere le tensioni dello spirito, l’operatore alla macchina può continuamente ripetere i suoi gesti asettici, meccanici.

Lei ha avuto il buon gusto, il coraggio di aprire una piccola bottega d’arte, di snobbare la tecnologia, di credere che gatti e topi si vanno ancora a cercare, si annusano, giocano, diffidando del clic.

Così quando Lei mi propose il gioco dell’assedio, accettai subito calandomi con grande impegno nel mio ruolo, deciso, si fa per dire, a vendere la mia cara pelle.

Ma decisa era anche Lei: venne in libreria con tutte le sue attrezzature, i suoi macchinari a porre un assedio a vecchio stampo.

Piantò il cavalletto, impugnò la tavolozza, insediandosi al comando delle operazioni.

Mi sentivo catafratto, inespugnabile, forte delle mie esperienze di vita di fronte a Lei che aveva le fattezze di una Angelica radiosa, più che di una Diana pugnace.

Tratto in inganno, mi sono fatto predare, la mia pelle pende ora da una parete della libreria, ma almeno ho avuto l’onore di uno straordinario pennello.

SUO Virgilio Scapin