RIFLESSI DELL’ARTE

Testo: Flavia casagranda
scritto in occasione della mostra

Angeli in volo, Evangelisti, Profeti e Santi, Divinità ed eroi: questa l’immagine immediata che evoca l’arte di Annamaria Trevisan.

Giustamente, perché la sua già lunga attività di restauro e decoro in edifici religiosi – da Sovizzo e Sarcedo a Cusinati e Camazzole sino a Solesino, per citare lavori precedenti e recenti – ha fatto conoscere la sua pittura a fresco, mezzo fresco, a tempera e a olio sia nelle grandi parrocchie che nei più remoti paesini del vicentino, del trevigiano, del padovano.

Facilità di segno, perspicacia intuitiva,gusto innato l’hanno guidata pure nella realizzazione di scenografie per ambientazioni cinematografiche e televisive, con sicuro senso della situazione storica e culturale, così come già nota e criticamente affermata è la sua abilità di ritrattista.

Ma i dipinti che ora espone sono diversi: certamente il mestiere, il grande mestiere,gli spazi di vaste dimensioni hanno dato alla mano di Annamaria Trevisan una misura inusitata, certamente il lavoro in edifici storicizzati l’ha obbligata a confrontarsi con l’arte del passato, in particolare dal manierismo al rococò; certamente le esigenze di tecniche e linguaggi i più svariati l’hanno indotta ad una vasta conoscenza stilistica e ambientale,ad una sperimentazione continua dei procedimenti pittorici idonei a creare una duttilità manuale che diviene duttilità intellettuale e percettiva.

Questa preziosa esperienza,questa continua compenetrazione di esigenza operativa materiale e culturale, lo studio dell’antico e la sensibilità psicologica del contemporaneo ha condotto gradualmente l’artista alla formulazione di un suo specifico linguaggio espressivo,una sintesi pittorica personalissima e originale quale appare nelle opere recenti. L’ambiente familiare nativo di valenti orafi vicentini,la cultura accademica di base appresa a Venezia dai Maestri della seconda metà del secolo scorso, Saetti, Gaspari, Pizzinato, Morandis, viene ora rielaborata sull’etica spazialista e ricondotta all’essenza della pittura stessa. Gesto e segno,tracciati sulla tela spesso grezza, divengono archetipi, in trasparenza, di un percorso che è quello della nostra cultura pittorica; l’uso misurato del colore, tenuto a lumeggiature, crea una sintesi dell’immagine che suggerisce situazioni, eventi ed emozioni che fanno parte della storia primaria dell’uomo, delle sue pulsioni e dei suoi sentimenti.

L’apparente gradevolezza dell’immagine, resa accattivante dal tratto immediato,dalla delicata freschezza di tono e di tocco, dall’intrinseco lirismo della narrazione, cela una forza interiore che è risultato di profonda armonia qualitativa e quantitativa: una forza contenuta nella forma, nella sapienza costruttiva che, a tratti, quasi “galleggia”, emergendo in superficie in sintesi plastica; oppure,altre volte, l’immagine lievita appena, appare per sottintesi allusivi in trasparenza quasi affiorasse liquida spinta in superficie da un magmatico inconscio.

E’ una pittura pulsante e, al tempo stesso scarnificata: l’antico che diviene contemporaneo, che lega il filo rosso della “storia del fare”, che scioglie il falso problema del figurativo nell’astratto, della imitazione nella re-invenzione, del primato del disegno o del colore nel segno gestuale acceso dalle lumeggiature della tradizione veneta, della sapienza accademica nell’immediatezza dell’emozione.